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Osservare o Fotografare? Due cose diverse

Le differenze tra occhio e fotocamera, in un articolo che cerca di spiegare perché certe fotografie non esprimono emozioni.

Le differenze funzionali tra un occhio e una fotocamera non sono molte, ma la differenza tra la osservare e fotografare sono molto più marcate. In questo articolo andremo a capire in che modo le due cose si differenziano, cercando di scrivere un articolo meno medico e più fotografico, dando qualche informazione tecnica sugli occhi, su come guardiamo (alternanza di movimenti e fissazioni) e sulla visione stereoscopica, senza tralasciare alcune spiegazioni utili per allenare l'occhio del fotografo e capire perchè certe fotografie non riescono a restituire le emozioni che abbiamo vissuto in fase di scatto.
Sinceramente credo che sia uno degli articoli più utile di tutto il sito, in quanto l'argomento su altre testate viene trattato con superficialità, senza approfondire le implicazioni che queste conoscenze possono avere nella fotografia. Vi prego di leggere con attenzione perché questa guida è il frutto di anni di osservazione e riassume moltissimi dei concetti che ho appreso da quando ho questa passione.

Analisi tra occhio e fotocamera

Similitudini tra occhio e fotocamera

Chiunque abbia studiato un minimo di fotografia ed abbia visto una puntata di "Siamo fatti così" avrà capito che il funzionamento di una macchina fotografica è molto simile a quello di un occhio umano. Per farla semplicissima, la luce passa attraverso delle lenti ed un foro, in modo da poter essere proiettata su una parete sensibile ed impressionarla. In realtà occhi e fotocamera sono molto più complessi di così. Nelle macchine fotografiche le lenti sono molte perché devono compensare tutte le deformazioni ottiche che la luce subisce ed inoltre, nelle reflex, ci sono dei prismi che convergono la luce nell'oculare. Nel nostro caso semplifichiamo al massimo e pensiamo ad una macchina fotografica ipotetica, senza flash, schematizzata per essere poco più complessa delle prime camere oscure che si usavano nella metà dell'800.
Nell'immagine di seguito potete notare come in una fotocamera la luce attravera le lenti dell'obiettivo, quindi viene "frenata" dal diaframma che si apre e si chiude per stabilire quanta luce deve entrare (qui un'approfondimento sul diaframma), quindi viene proiettata attraverso delle lenti "correttive" sulla pellicola o sul sensore che, impressionati, restituiscono un'immagine di ciò che è stato inquadrato.
L'occhio funziona all'incirca nella stessa maniera, la luce passa nella cornea, quindi viene frenata dalla pupilla che si apre e si chiude per stabilire quanta luce deve passare, quindi viene proiettata attraverso il cristallino sulla retina che, mediante il nervo ottico, manda al cervello le informazioni su ciò che viene guardato.

Un disegno di paragone tra fotocamera e occhio

Schema semplificato di occhio e macchina fotografica

Potete notare in Giallo la luce che attraversa l'obiettivo della fotocamera e la cornea, in Blu il sistema di lenti che nell'occhio è sostituito in gran parte dal cristallino, in Verde il diaframma e la pupilla ed in rosso il sensore della macchina fotografica, nell'occhio sostituito dalla retina. I più attenti di voi si saranno accorti che l'immagine è sempre capovolta. Questa caratteristica viene compensata dal processore della fotocamera e dal cervello che elaborano il fotogramma per restituirci un'immagine dritta.

La più grande differenza tra l'occhio e la fotocamera è che la macchina fotografica sposta avanti e indietro un gran numero di lenti fisse per realizzare la messa a fuoco, mentre nell'occhio ci sono dei muscoli che deformano il cristallino, quindi una sola lente permette di mettere a fuoco a tutte le distanze. Ovviamente anche qui la realtà è molto più complessa dello schema qui sopra, nell'occhio ci sono strutture, muscoli, iride, vene, arterie e molto altro, ma il funzionamento di base è quello descritto.

Esempio realistico di fotocamera ed occhio

Uno schema realistico di fotocamera ed occhio, con tutti i componenti di cui sono formati

Scheda tecnica dell'occhio

Una volta chiarito il funzionamento, andiamo a parlare delle caratteristiche tecniche dell'occhio. Questo punto lascia un po' il tempo che trova, in quanto come vedremo in seguito non è tanto l'occhio ad avere delle caratteristiche tecniche interessanti quanto il cervello che riesce ad elaborarle in modo molto più avanzato rispetto a qualsiasi processore video. Analizziamole comunque:
Dimensione sensore: La retina è una semisfera con un diametro di circa 2,3 centimetri.
Risoluzione: La superficie sensibile della retina viene suddivisa tra coni e bastoncelli, per cui si hanno circa 6 milioni di coni per la visione centrale (a colori) e 120 milioni di bastoncelli per la visione periferica (in bianco e nero).
Lunghezza Focale: Da 17mm a 24mm, con una forte perdita di definizione allontandosi dal centro.
Apertura Focale: Da f/2.1 a f/8.3, con tempo di dilatazione della pupilla di circa 30 secondi.
Sensibilità ISO: Da 50 a 60.000 ISO, con una forte perdita della percezione dei colori all'aumentare della sensibilità.
Velocità otturatore: Da un minimo di 24 fotogrammi al secondo per avere l'illusione del movimento ad un massimo di 300 fotogrammi al secondo.
Profondità colore: lo spettro visibile varia tra i 770 ed i 430 THz, all'incirca 10 milioni di colori.

Quindi quanto sarà la risoluzione effettiva dell'occhio? Come andremo ad approfondire in seguito, bisogna considerare che l'osservazione necessita dei movimenti oculari. Sono stati stimati circa 6 megapixel per una singola occhiata e 570 megapixel durante un'osservazione a tutto campo, muovendo gli occhi e la testa.

Differenze tra occhio e fotocamera

Una volta snocciolati i dati tecnici bisogna considerare un fattore molto importante. L'occhio umano è solo un sistema ottico. La maggior parte dell'elaborazione della vista viene svolta dal cervello, il quale utilizza i movimenti oculari per creare un immagine come quella a cui siamo abituati. Senza andare troppo nel tecnico, l'estensione del campo visivo è di circa 140° in orizzontale e 120° in verticale. Gran parte di questo campo è gestito dai bastoncelli, che sono dei "sensori" specializzati nella visione del movimento, ma incapaci di riconoscere chiaramente forme o colori. Una volta che un oggetto entra nel campo visivo, subentra un movimento istintivo della testa e dell'occhio, che permette di inquadrare il punto di interesse con la la parte della retina specializzata a riconoscere chiaramente le forme e colori. Questa zona si chiama Fovea e copre un campo visivo ristrettissimo, circa 8° in orizzontale e 6° in verticale.
Per l'osservazione di una scena, l'occhio alterna movimenti e fissazioni. Quando osserviamo ci concentriamo sui punti che attirano maggiormente l'attenzione del cervello, unendoli in un secondo momento in un immagine completa. Nell'esempio di seguito potete vedere un'animazione che ho realizzato per dare un'idea molto indicativa della visione umana.

Un disegno di paragone tra fotocamera e occhio

Di solito la selezione dei punti di fissazione è soggettiva e dipende dall'esperienza personale, ma è stato studiato che in caso di richieste specifiche lo sguardo si concentra principalmente su alcune zone oggettive. Nell'immagine di seguito (tratta da Wikipedia) è stato fatto uno studio nel quale si richiede a dei soggetti di osservare per tre minuti una fotografia. Nei tre esempi si può notare il movimento degli occhi nel caso di osservazione libera, se viene richiesto di memorizzare i volti o ricordare la posizione degli oggetti e delle persone nella stanza.

Tracciatura degli occhi

La vista non è quindi come una fotografia, dove la fotocamera si limita ad immortalare una scena, ma è un'operazione attiva. Durante l'osservazione il cervello, grazie alla memoria, riesce ad unire una rapidissima serie di "istantanee" in un immagine coerente, con delle limitazioni molti minori rispetto ad una fotocamera in termine di bilanciamento del bianco e gamma dinamica. La macchina fotografica che dovesse riprendere una scena illuminata da luci miste (naturali ed artificiali) avrà sempre i colori che tendono a due toni diversi. L'occhio umano, invece, riuscendo a correggere in automatico il bilanciamento del bianco per ogni singola "istantanea" che osserva, riesce a comporre un'immagine sempre correttamente bilanciata.
Grazie a questo ingenioso espediente, è possibile anche avere anche una gamma dinamica molto alta. Se per esempio scattiamo la fotografia di una stanza con una finestra aperta di giorno, molto probabilmente la stanza verrà scura e la finestra sovraesposta. L'occhio invece scatta un'istantanea della finestra con l'esposizione corretta, dopodichè un'altra istantanea della stanza con l'esposizione corretta e le fonde in un unica immagine mentale dall'esposizione perfetta.
Ovviamente tutte queste operazioni sono inconsce ed avvengono istintivamente, ma ci permettono di capire quanto complesso sia il semplice fatto di guardare qualcosa.

Fotografia con gamma dinamnica e bilanciamento del bianco

Due esempi, per i problemi di bilanciamento del bianco e la gamma dinamica ridotta

La visione stereoscopica

Giusto per aggiungere un po' di carne al fuoco, vi prego di considerare che tutto quello di cui parlato sopra si riferisce ad una sola immagine, ma ci sono ancora dei punti da discutere prima di giungere alla conclusione. Gli occhi sono due e non si limitando ad osservare una sola istantanea. Quello che facciamo ogni volta che osserviamo qualcosa non è di scattare una foto, ma bensì di registrare un ricordo di quello che ci interessa.
Tutto quello che osserviamo ha una profondità, ha un soggetto ed ha una durata nel tempo. Inoltre il cervello tende ad associare a quell'immagine delle emozioni e quello che percepisce dagli altri sensi. L'osservazione è condizionata anche da questi elementi.

La prospettiva è quella che più di tutte dobbiamo considerare nel ragionamento fotografico. Il fatto di poter osservare con due occhi ci permette di capire la distanza dei vari oggetti tra loro e di posizionarli correttamente nello spazio. Quando scattiamo una fotografia proiettiamo uno spazio tridimensionale su un fotogramma bidimensionale, andando ad annullare la visione stereoscopica. Se alla nostra fotografia dovessero mancare dei chiari riferimenti prospettici, l'osservatore non riuscirà a ricostruire la distanza dei vari elementi e tutto risulterà confuso.

un esempio di bosco con e senza elementi prospettici

Differenza tra un bosco con e senza riferimenti prospettici

Un altro punto da tenere a mente è la capacità del cervello di eliminare gli elementi di distrazione. Se stiamo guardando qualcosa di veramente interessante, difficilmente ci accorgeremo del contesto dove è inserito. Se un'auto bellissima è parcheggiata in un posteggio pieno di cartacce, molto probabilmente nemmeno ce ne accorgeremo. Se siamo concentrati a guardare un bellissimo quandro esposto in una galleria, non saremo nemmeno consapevoli del colore della parete dove questo è attaccato. Questa capacità di concentrarsi su un solo dettaglio in fotografia non esiste. Quando guardiamo una foto, la guardiamo nel suo insieme.
Per poter ovviare a questo problema l'unica soluzione è il taglio fotografico, usare quindi una composizione stretta per fare in modo che l'osservatore guardi solo quello che ci interessa, senza inquadrare elementi di distrazione. In questo caso ci viene in aiuto lo zoom, che ci permette di inquadrare solo quello su cui il nostro occhio si concentrerebbe. Possono essere utili anche alcune tecniche di fotoritocco, come la vignettatura.

croppare per attirare l'attenzione

Vignettatura e crop per concentrare lo sguardo sul volatile

L'ultimo punto da approfondire sono i sensi coinvolti. Pensa ad un ricordo abbastanza nitido, la tua prima auto, il tuo parner, un familiare o qualsiasi altra cosa. Cosa ti viene in mente? Sicuramente un immagine, ma accompagnata da una sensazione che è legata all'emozione che questo ricordo porta con sè.
Il cervello infatti tende ad immagazzinare le informazioni non come delle diapositive, ma come delle storie. Il fatto di associare un'emozione ad un ricordo è compito dell'ippocampo, la parte del cervello che si occupa di trasferire le informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine.
Quando scattiamo una fotografia, tutta la parte emotiva dello scatto non può essere trasferita all'osservatore. Chi guarda una foto non può sapere che emozioni provava il fotografo quando ha scattato, ma di solito tende ad immaginarlo tramite l'associazione di quello che vede e le sue esperienze personali. Fermatevi un secondo a rifletterci...

Perché certe fotografie "non rendono"

Cerchiamo di riassumere. Molto spesso si tende a confondere l'osservare con il fotografare. Come ho cercato di spiegare qui sopra, sono due attività radicalmente diverse. Osservare è un'operazione attiva, che coinvolge il soggetto con emozioni e sensazioni. Fotografare al contrario è un'operazione che facciamo "per conto terzi", in quanto dobbiamo ritrarre qualcosa che sarà osservato. Nella composizione fotografica è necessario ricordarsi che chi osserva non è coinvolto, quindi dovrebbe essere nostra premura inquadrare nello scatto tutti i componenti necessari a trasmettere le emozioni che la fotografia dovrà evocare.
Ovviamente questi accorgimenti sono necessari solo per fotografie che devono essere osservate da estranei. Nelle foto di vacanza, la possibilità di aver vissuto il momento e poterlo descrivere, sopperisce alle mancanze in termine di composizione.
Quando un professionista scatta una fotografia, si assicura che tutto quello che serve sia inquadrato al momento giusto, e tutto quello che non serve sia sapientemente ignorato. Questa tecnica deve essere appresa molto bene se si vogliono creare fotografie davvero efficaci.

Ricordatevi di inserire nello scatto elementi che possano dare stimoli ai sensi dell'osservatore. Se state fotografando un mercato orientale, cercate di inquadrare le spezie, i colori, le persone e mettere tutta quest'atmosfera in una fotografia. Se state fotografando una città come New York, cercate di dare l'impressione della grandezza dei grattacieli, della vitalità, del traffico.
Cercate di allenare l'occhio a vedere come una certa scena renderà in fotografia, chiudendo un occhio e facendo la cornice con la mano come i registi quasi caricaturali che si vedono nei film. In alternativa cercate sempre di guardare attraverso il mirino della fotocamera, vi permeterà di capire meglio come verrà uno scatto.

Non dimenticate il fotoritocco. Se una scena trasmette una particolare atmosfera, l'utilizzo dei bilanciamenti colore, la regolazione del contrasto e le correzioni che possono essere fatte in post produzione sono sicuramente un grande aiuto. Non voglio approfondire in questa sede la mia opinione sul fotoritocco (già accennata in questo articolo), ma ritengo che per essere dei fotografi completi sia necessario avere le competenze per correggere i difetti che le nostre fotografie inevitabilmente potrebbero avere.
L'ultimo consiglio che posso darvi è di non affezionarvi troppo ad una fotografia scadente, che però ha richiesto un grande sforzo per essere scattata. L'osservatore non vedrà mai la fatica che c'è dietro ad uno scatto, si limiterà ad osservare se la fotografia gli piace o no.

In tutto questo non bisogna dimenticarsi il più grande lato positivo della fotografia rispetto alla realtà, ovvero che ci permette di inquadrare solo quello che ci interessa, ingannando l'osservatore e facendogli credere che un panorama mozzafiato sia stato scattato in totale solitudine, quando magari abbiamo dovuto fare mezz'ora di attesa per aspettare che i turisti si togliessero dall'inquadratura.

stonehenge come esempio di fotografia turistica

Un classico esempio turistico, dove le immagini che siamo abituati a vedere non sono sempre realistiche

Vi consiglio di leggere anche la guida per raccontare una storia in fotografia, in quanto è fondamentale per imparare a realizzare dei reportage o fare fotografie di sicuro effetto. Molte delle fotografie utilizzat in questa guida sono state scaricate da Morguefile, un archivio gratutito di foto online.

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ftp icon Pubblicato il 07/11/2010
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